Qualche giorno fa mi sono rivolta
ad una donna di circa 40 anni chiamandola “signora” e lei ha sgranato gli
occhi, sconcertata. Mi ha detto che con quell’appellativo la facevo sentire
vecchia, io, in fin dei conti non ero molto più giovane di lei, quindi perché impiegare
una parola con cui creare una distanza temporale che avrebbe mortificato lei e
lusingato me? Alla domanda postami, io non ho avuto altra risposta che “mi
dispiace, non volevo offenderla, cara
(ecco, forse questo, di appellativo, sarebbe stato più diplomatico e
rassicurante), ha un aspetto magnifico e “signora” no, non le rende giustizia
affatto”. In conclusione, ero sconcertata io. Fa tanta paura invecchiare che
non si riconosce più in una parola l’educazione, il rispetto, la cortesia, il
distacco (quando non c’è la confidenza), che si vogliono passare alle donne, se
a loro ci si rivolge. Terrorizzano gli anni che trascorrono naturalmente, ma
soprattutto terrorizza l’idea che gli altri se ne accorgano.
Mi vengono in mente tutte quelle signore che si aggirano per le strade
di Milano, dai visi chiaramente segnati, non dall’età ma dal bisturi, mi
vengono in mente i loro nasi appuntiti, i loro zigomi-bomba, i loro occhi tirati
e quelle bocche gonfie e non solo ne sono inorridita ma anche rattristata, e
delusa. Martoriare il proprio corpo per inseguire l’eternità, ma ottenere l’unico
risultato della non riconoscibilità. “Rifarsi” significa assumere gli stessi lineamenti
di tutte quelle che prima di te si sono rifatte e allontanarti dalla tua
originalità. Il fascino del tempo, l’eleganza della verità sacrificate alla
bellezza priva di imperfezioni. E la pubblicità, la moda, lo spettacolo
indicano la via: Sharon Stone che
sponsorizza creme anti-age mentre il suo volto appare impeccabilmente liscio e
tuttavia quella non è lei;
Madonna
che su Vanity Fair del 9 maggio si mostra radiosa con il ventilatore sparato in faccia;
Ornella Muti
mi ricorda Veronica Lario, stessa espressione, e non è più lei…
La chirurgia,
poi, ti priva di uno strumento per noi prezioso: la comunicazione dello stato d’animo.
Che tu rida, pianga o sia sgomento, la faccia, rifatta, è quella, solo più
aliena. Guardare Carla Bruni per
credere.
Ah, poi mi viene in mente una mia
compaesana e mia coetanea, sotto i ferri da 10 anni. Ha ritoccato gli zigomi,
il naso, la bocca. Oggi assomiglia sorprendentemente a delle altre ragazze
filo-bisturi sue care amiche (sì, dalle mie parti frequentare il chirurgo is the new black, come si dice oggi) e
poi lei sì mi pare davvero una signora con qualche vago accenno alla
transessualità. Eppure me la ricordo, era così carina. La chirurgia peggiora e
alle volte invecchia. Che smacco.





















